Nella vita del consulente (e non solo) arriva sempre il momento in cui qualcuno chiederà sulla base di quali metodologie, tecniche, ideologie, dogmi operi.
Faccio subito l’osservazione più urticante: spesso chi fa queste domande non ha davvero la competenza necessaria per capire la risposta.
È più frequente che la domanda “Che approccio usi?” venga fatta solo allo scopo di sentirsi rispondere con la buzzword, il trend, il framework, la sigla a tre lettere, la “parola giusta” del momento.
Non sto dicendo che interessarsi all’approccio altrui sia sbagliato, tutt’altro: sto dicendo che, spesso, la domanda è mal posta in quanto priva di reale curiosità o di orientamento al problema o ad un obiettivo specifico.
Credo sia un errore fondamentale quello di partire da determinati framework e modelli prima ancora di aver capito quali sono i problemi e gli obiettivi di chi ci fa la domanda.
Il pericolo però nell’essere vaghi o evasivi è il solito, quello di essere tacciati come gente che fa fuffa – che, ironia della sorte, è lo stesso che si rischia infarcendo le nostre risposte di gergo e supercazzole più o meno elaborate.
Qual’è quindi la giusta misura tra rispondere “Sono fatti miei” e fare un elenco infinito quando si cerca di rispondere alla domanda “Che approccio usi?”.
Ci ho pensato un po’ a quale poteva essere alla mia sintesi.

Sono arrivato a questa descrizione del mio approccio:
-
Visualizza, ovvero: miglioro il modo in cui singoli team e organizzazioni visualizzano il proprio lavoro.
-
Chiarisci, ovvero: aiuto a mappare i processi e categorizzare attività.
-
Misura, ovvero: faccio emergere i dati più rilevanti da misurare per valutare la performance dei processi e dei team.
-
Decidi, ovvero: ti metto nella condizione di prendere le migliori decisioni possibili per migliorare il modo in cui collabori.
Il fatto che non abbia messo i punti precedenti in ordine numerico è fondamentale: non considero questo approccio un processo da seguire obbligatoriamente in maniera sequenziale, ma come una scala che si può salire e scendere a piacimento.
La metafora della scala è importante: troppe volte in questi anni ho visto modelli e framework letteralmente martellati in testa alle persone, come se ci fosse un percorso prestabilito con tanto di un punto di arrivo obbligatorio.
La realtà è che ogni azienda o team deve partire dal suo specifico punto di partenza e definire per bene quel punto di partenza è fondamentale per avere obiettivi realistici.
La maggior parte progetti di trasformazione organizzativa falliscono perché si promettono risultati sulla carta che nella pratica non potranno mai essere raggiunti.
La seconda parte del mio approccio ha a che fare con il “chi” o meglio “con chi” e non con il “cosa”.

Posso lavorare con:
-
Un gruppo di team
-
Un team singolo
-
Un individuo
Quindi, pur mantenendo un approccio semplice sul “cosa” con Visualizza / Chiarisci / Misura / Decidi e con il “con chi” fare questo cosa Gruppi di gruppi / Gruppo singolo / Individui si possono creare delle intersezioni e combinazioni interessanti e articolate.
Non è il mio modello, non è un modello

Per l’esperienza che mi sono fatto in questi anni, soprattutto il punto Decidi è stato una rivelazione: quando ho iniziato fare questo mestiere, lavorando a livello di team, non avevo ancora ben chiaro quanti problemi a livello decisionale ci sarebbero stati da risolvere, dentro e soprattutto fuori dal team stesso.
Proprio perché non è un processo, mentirei se dicessi che ho sempre aiutato ogni team passando brillantemente, rapidamente e maniera indoloro da Visualizza, Chiarisci, Misura e Decidi.
A volte ci siamo fermati al Visualizzare, a volte abbiamo Chiarito, un po’ meno frequentemente ci siamo spinti a Misurare fino a Decidere diversamente, o comunque in maniera più informata rispetto al passato.
Forse l’hai colto: diventa sempre più difficile, ma di nuovo, ogni azienda ed ogni team si trova in un momento specifico della propria vita, nel loro determinato contesto.
Quindi il mio Visualizza / Chiarisci / Misura / Decidi per un gruppo di team, un singolo team o un individuo non è né un processo, né un modello: è un modo di pensare che utilizzo per capire cosa mi trovo di fronte e aiutare gli altri a capire se vogliono salire su quella scala, e fino a che punto.
Ma qualche esempio?
Non volevo allungare questa descrizione ulteriormente, in un prossimo articolo condividerò qualche esempio di attività e soprattutto di risultati che si possono raggiungere in ognuna di quelle intersezioni che ho visualizzato qui sopra.